Le pecore annerite da olio combustibile

Venerdì 26 Aprile 2013 01:00 Ufficio Protocollo
Stampa

La Nuova Sardegna 

Ottana, le analisi dell’Arpas smentiscono l'ipotesi del rogo di sterpaglie. Esclusa la presenza di sostanze cancerogene

 A dieci giorni dal fenomeno della polvere nera che ha colpito alcune migliaia di pecore e la vegetazione su un’area calcolata in oltre trecento ettari si conosce, sia pure ufficiosamente, la natura della sostanza inquinante. Le analisi dell’Arpas, l’agenzia regionale per l’ambiente, avrebbero infatti appurato tracce di idrocarburi alifatici, non aromatici, con un numero di atomi di carbonio tra i 20 e i 30. Una classificazione che consente di tirare un respiro di sollievo almeno per un aspetto: il fatto che gli idrocarburi siano “non aromatici” ne declassa la pericolosità, ed esclude che la misteriosa polvere nera sia cancerogena.
L’altro aspetto che le analisi mettono in risalto riguarda l’origine della sostanza e sarà utile sul piano delle indagini avviate dalla magistratura. La sua composizione escluderebbe infatti l’ipotesi di un incendio di sterpaglie avanzata da Ottana Energia all’indomani dell’allarme per il boato, udito distintamente da molti cittadini di Ottana la stessa notte del 14 aprile, proveniente dalla centrale termoelettrica, che dista dai pascoli colpiti in agro di Noragugume qualche chilometro in linea d’aria. Si tratterebbe (il condizionale è d’obbligo, in mancanza di conferme ufficiali) di un residuo di combustione, forse di una cattiva combustione, di chiara provenienza industriale. Da quale impianto? Anche qui, come denunciano i pastori, c’è poco da guardarsi intorno: nella piana industriale sono rimasti solo due grandi impianti, Ottana Energia e la collegata Ottana Polimeri.
Cosa potrebbe essere accaduto quella notte? Ottana Energia sostiene che il boato sarebbe in realtà da ricondurre a un’operazione di routine in un impianto che produce vapore, e cioè all’apertura di una valvola di sicurezza che, quando la pressione all’interno della caldaia è a livelli di guardia, rilascia nell’aria il vapore in eccesso. Secondo alcune testimonianze lo sfiato però sarebbe durato più del previsto, almeno 15 minuti. Ma la polvere nera allora da dove è uscita, ammesso che l’origine sia da individuare nella centrale termoelettrica? È possibile che gli elettrofiltri posti in una delle due ciminiere alte oltre 180 metri non abbiano funzionato a dovere, provocando così la fuoriuscita del fumo nero, frutto della combustione del propellente che alimenta la centrale. Fumo che, trasportato dal vento, si è depositato a poca distanza, sui pascoli di Noragugume. Se i fatti sono andati in questo modo, e le indagini coordinate dal sostituto procuratore Andrea Vacca con i carabinieri del Noe e del Corpo forestale lo stanno verificando, è lecito chiedersi perché Ottana Energia ha sin dall’inizio voluto allontanare da sé ogni sospetto in merito alla vicenda. Singolare anche la nota firmata da Confindustria, Cgil, Cisl e Uil pochi giorni dopo l’episodio, ed esattamente dopo le dichiarazioni rilasciate alla Nuova dal sindaco di Ottana Gian Paolo Marras che avanzava con coraggio l’ipotesi della responsabilità di Ottana Energia e attribuiva l’episodio alle condizioni obsolete dell’impianto, chiedendo che si facesse chiarezza. La nota congiunta industriali-sindacati infatti lamentava strumentalizzazioni e metteva in guardia su un «atteggiamento anti-industriale» in un territorio già colpito duramente dalla crisi, esprimendo «vicinanza all’imprenditore e ai lavoratori di Ottana Energia». In subordine, dichiarava «piena solidarietà verso le imprese agricole coinvolte nella vicenda». Quale vicenda?

di Paolo Merlini